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Lavoro all’estero: come ottenere la totalizzazione in Italia

Uno degli ostacoli più grandi che si possono presentare a un lavoratore che desideri trasferirsi all’estero è rappresentato dalla previdenza sociale. Il lavoro nel Paese estero mi permetterà di ottenere la pensione? Potrò utilizzare i contributi versati finora nel mio Paese? Che procedura devo seguire?

La risposta a queste domande è relativamente semplice, se i paesi di provenienza e di destinazione del lavoratore in movimento fanno parte dell’Unione Europea. La legislazione comunitaria è caratterizzata da un corpus normativo uniforme, applicato in tutti i 28 stati membri, ad eccezione della Danimarca e del Regno Unito.

Le persone che si muovono fra gli Stati europei hanno diritto alle stesse prestazioni e sono soggette agli stessi obblighi previsti dalla legislazione di uno Stato membro, alle stesse condizioni dei cittadini di tale Stato.

Questo breve video illustrativo (in inglese), realizzato dalla Commissione Europea, spiega i punti fondamentali del riconoscimento della pensione all’estero: http://ec.europa.eu/avservices/video/player.cfm?ref=I072535&videolang=it&sitelang=en

Per garantire la conservazione dei diritti acquisiti, o da acquisire, sono previsti appositi meccanismi: la esportabilità delle prestazioni (principio generale destinato all’abolizione delle clausole di residenza), la pro-rateizzazione (poco prevista in ambito europeo, che consente di ripartire l’onere dell’erogazione del beneficio tra gli Istituti previdenziali interessati, in misura direttamente proporzionale ai periodi effettivamente realizzati sotto la propria legislazione) e la totalizzazione dei contributi.

Quest’ultimo strumento è certamente il più usato. Con essa si intende la somma fittizia dei periodi assicurativi maturati nei diversi Stati membri per il perfezionamento e il mantenimento del diritto alle prestazioni. Materialmente, i contributi restano acquisiti dall’assicurazione di ciascuno stato: per effetto della totalizzazione, l’istituto erogante “finge” che i periodi totalizzati siano stati realizzati sotto la sua giurisdizione.

Con riferimento all’Italia, le norme europee trovano applicazione sia alle forme di assicurazione gestite dall’Inps, ex Inpdap, Inpgi, ex Enpals, delle Casse professionali, sia alla tutela degli infortuni sul lavoro e le malattie professionali gestita dall’Inail, sia all’assistenza sanitaria gestita dal Servizio Sanitario  Nazionale.

Per la totalizzazione, la contribuzione estera viene presa in considerazione per verificare i requisiti richiesti per il diritto, come se fosse stata versata in Italia. L’importo viene calcolato in proporzione ai contributi versati in Italia. Analogamente, gli organi competenti degli Stati esteri determineranno il diritto alle prestazioni a loro carico, se necessario, tenendo conto della contribuzione accreditata in Italia.

I contributi computabili per la totalizzazione sono quelli obbligatori, figurativi (servizio militare, disoccupazione, ecc.), da riscatto e da contribuzione volontaria.

La domanda deve essere presentata all’Ente pensionistico (Inps, Inail, Cassa professionale etc) che gestisce l’ultima forma assicurativa a cui è iscritto ovvero è stato iscritto il lavoratore. Per forma assicurativa di ultima iscrizione si intende la gestione dove risulta accreditata l’ultima contribuzione a favore del lavoratore. La totalizzazione è ammessa a condizione che il lavoratore possa far valere un periodo minimo di assicurazione e contribuzione nel Paese che concede la pensione. Tale periodo minimo varia a seconda dell’accordo con il Paese partner: per i paesi UE, e pochi altri (tra cui Argentina, Venezuela, Australia, U.S.A., Svizzera, Turchia e Tunisia) in base a convenzioni internazionali, il periodo minimo è di 52 settimane. Altri Paesi (Brasile, Uruguay, Liechtenstein, Paesi della ex Jugoslavia, Jersey e Isole del Canale) prevedono un periodo minimo di una sola settimana.

L’Ente presso il quale viene presentata la domanda deve prendere contatto con gli Enti presso i quali è stato iscritto il lavoratore, i quali sono stati indicati sulla domanda presentata dal lavoratore ovvero dai suoi familiari superstiti. La misura del trattamento pensionistico è calcolata secondo il sistema vigente nei rispettivi ordinamenti: effettuata la totalizzazione, quindi, l’istituto assicurativo “pagherà” la prestazione come se tutti i contributi fossero stati versati in Italia.

Lo strumento della totalizzazione può essere usato, in Italia, per le pensioni di anzianità, di vecchiaia, di inabilità e per la pensione ai superstiti. Per informazioni più dettagliate, visitare il sito internet dell’Inps alla sezione “Informazioni/Contributi Individuali: https://www.inps.it/portale/default.aspx?sID=%3b0%3b&lastMenu=5666&iMenu=1&p4=2” e selezionare dal menu “Totalizzazione”.

Al di fuori dei paesi dell’Unione Europea, la totalizzazione avviene in base ai singoli accordi bilaterali tra paesi. Questo comporta, a parità di regole, il notevole svantaggio di poter unicamente totalizzare i contributi versati tra i due paesi della convenzione, escludendo così eventuali contributi versati in paesi terzi (c.d. Totalizzazione multipla).

Solo alcune convenzioni paesi prevedono tale ulteriore possibilità: tra quelle stipulate con l’Italia, di particolare importanza quella stipulata con l’Argentina, che prevede la totalizzazione multipla.

Per la redazione della domanda, e l’assistenza alla procedura di totalizzazione, è altamente consigliabile rivolgersi a un professionista abilitato, ai fini del corretto calcolo delle contribuzioni e pianificazione dei periodi assicurativi.

Per ulteriori informazioni contattare info@localawyers.com