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Emigrazione italiana: i dati del 2013 come effetto della crisi?

Le recenti statistiche sull’emigrazione italiana pubblicate dal Ministero dell’Interno e dall’Anagrafe degli italiani residenti all’estero (AIRE) disegnano una nuova demografia di alcuni Paesi caratterizzata dalla presenza importante e significativa degli italiani.

Nonostante si parli tanto della necessità di rivedere il trattato di Schengen e anche se in Italia il dibattito dell’opinione pubblica si concentri soprattutto sulla chiusura delle frontiere come possibile soluzione ai fenomeni migratori odierni, l’emigrazione italiana continua ad avere un certo peso nella caratterizzazione del Bel Paese, dentro e fuori i confini nazionali. Lo dicono i numeri.

 

L’emigrazione italiana: il primato del Regno Unito

Le cancellazioni anagrafiche per l’estero dimostrano come nel 2013 erano 82.095 i cittadini italiani che hanno scelto come destinazione preferita il Regno Unito (13mila arrivi) un primato sottratto alla Germania (nel 2012), ora seconda con più di 12mila italiani. Destinazioni importanti risultano essere ancora la Francia, la Svizzera e, oltre oceano, gli Stati Uniti, il Brasile e l’Argentina.

Nel periodo 1995-2013, l’emigrazione italiana, nei numeri, ha fatto pensare a effetti negativi portati dalla crisi: dati crescenti che vanno dalle 40mila unità del 1995 alle 60mila del 2000 per poi registrare una vera e propria impennata nell’anno della crisi (2008) in cui si superano le 240mila unità; fino a raggiungere 311.240 del 2010. Dopo il 2010 si è invece registrato un decremento delle cancellazioni per l’estero, viste le 106mila unità del 2012 (di cui 68 mila italiani e 38mila stranieri) e 1255.735 del 2013 (82mila italiani e 43mila stranieri).

Emigrazione italiana 2013: soprattutto uomini, laureati e soprattutto dal Nord Italia

Tra il 1990 e il 2013 sono espatriati circa 2milioni e 400mila italiani (più del 50% uomini), di cui 630mila negli anni della crisi. In generale, le migrazioni da e per l’estero coinvolgono soprattutto laureati (oltre un quarto del totale) mentre i diplomati si attestano al 36%.

L’emigrazione italiana ha assunto nuovi connotati nell’ultimo periodo, principalmente durante la crisi. Rispetto al passato infatti i movimenti migratori verso l’estero coinvolgono maggiormente le regioni del centro-nord (dove primeggiano Lombardia, Veneto, Lazio e Piemonte); mentre le regioni meridionali si caratterizzano per le migrazioni interne: nei decenni 1993-2013 più di 2milioni e mezzo di individui hanno spostato la propria residenza dal Mezzogiorno all’Italia centro-settentrionale (con “solo” 1milione e 340mila unità che hanno effettuato un tragitto inverso).

Ad ogni modo, l’emigrazione italiana e i numerosi stranieri provenienti da diversi Paesi esteri in Italia sono evidenti fenomeni di una globalizzazione ancora in atto.

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