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Cittadinanza: i tempi senza fine dei consolati italiani

A Maggio del 2016 il Governo Renzi si è impegnato a  destinare i fondi derivanti dai visti a sostegno dei Consolati italiani all’estero e del contributo di 300 euro sulle domande di cittadinanza Jus sanguinis agli stessi Consolati per “smaltire in tempi rapidi le giacenze accumulate” delle richieste, appunto, di cittadinanza.

La nota, certamente positiva, evidenzia un problema ben noto a chi ha avuto la necessità di avviare una procedura per il riconoscimento della cittadinanza, di un visto anche solo temporaneo, o di qualsiasi altra attività burocratica legata alla diplomazia italiana: gli spaventosi tempi di attesa dei consolati italiani.

Problema sentito con drammatica evidenza nei paesi dell’America del Sud, Brasile in particolare.  Si tratta di lungaggini gravissime sul riconoscimento dei processi e delle domande di cittadinanza. I tempi possono protrarsi anche fino a 10-15 anni per il riconoscimento di un diritto che, oltre ad essere costituzionalmente garantito, è molto di più di un riconoscimento formale di uno status giuridico, rappresentando per molti un passaggio obbligato per intraprendere un’attività, per la ricerca di un lavoro o per facilitare gli spostamenti intra-UE.

Fra le numerose proteste, è possibile anche intentare un giudizio per ottenere la condanna dell’amministrazione per l’esagerato ritardo nell’espletamento della pratica. L’azione può essere diretta sia ad ottenere una risposta non data, sia al risarcimento dei danni morali patiti nell’attesa.

Del primo caso costituisce un esempio, una recente sentenza del Tar Lazio. I giudici hanno accolto favorevolmente il ricorso (ricorso numero di registro generale 1426 del 2010) di una cittadina brasiliana, con il quale si richiedeva  l’annullamento di un provvedimento del Consolato Generale d’Italia di San Paolo datato 20 ottobre 2009 con il quale si è formato il “silenzio inadempimento” sulla sua richiesta volta ad ottenere la legalizzazione dei documenti utili per il riconoscimento della cittadinanza italiana “iure sanguinis”.

Il TAR ha intimando al Consolato Italiano a San Paolo di rispondere all’interessata entro 90 giorni dalla domanda di riconoscimento della cittadinanza iure sanguinis, riscontrando inoltre un “contegno inadempiente” dell’Amministrazione inadempiente.

Del secondo caso, il Tribunale di Milano ha riconosciuto un risarcimento a favore d un cittadino marocchino il quale aveva dovuto aspettare, per il ricongiungimento familiare in Italia a favore della coniuge, quasi due anni, con colpevole ritardo del consolato. (sentenza: http://www.stranieriinitalia.it/briguglio/immigrazione-e-asilo/2008/aprile/sent-trib-mi-ritardo.pdf)